Le Torri Colombare


In tutto il vicino medio Oriente, le Colombaie (o piccionaie) sono molto diffuse: è ben nota la provenienza dei colombi da tali territori. In Persia raggiungono talora l’aspetto di vere architetture nobiliari fortificate.
Il collegamento sul piano storico e architettonico si può stabilire da un lato con il settore dei fortilizi, particolarmente delle torri e case-torri, mentre dall’altro ci si può agganciare con la storia della civiltà rurale in cui le torri colombare costituiscono elemento di particolare rilievo sia nei rapporti con la vita della comunità agricola, sia con il loro inserimento nel “complesso di villa” con prevalente significato di prestigio e di decoro architettonico. (Gasperini, 1986-87)
La ricerca fatta da Gianfranco Gasperini, alla quale si fa riferimento, ha esaminato le torri colombare della Valpolicella.
Le motivazioni della scelta di tale territorio sono dovute a motivazioni topografiche e storico-economiche che concorrono a creare nella Valpolicella le condizioni per sorgere con una particolare intensità delle torri colombare le quali, nelle loro diverse tipologie costituiscono nella zona un elemento di notevole evidenza e di interesse nel settore dell’edilizia rurale.
Nel prendere in considerazione alcuni “itinerari di osservazione” per la visita delle torri colombare della Valpolicella, è sembrato al Gasperini interessante occuparsi in modo specifico della Valle di Negrar, in particolare di Prun, dove particolarità topografiche, assieme a motivazioni storiche, giustificano la frequenza e la particolare ubicazione delle torri stesse.
Considerazioni di ordine generale
Le torri colombare dalla Valpolicella costituiscono, negli esempi più antichi, un problema di interpretazione ancora aperto: infatti le varie vicende storiche hanno creato modificazioni così numerose, da rendere spesso complessa la lettura dell'insieme, il filo conduttore comunque dovrebbe essere quello della sequenza: torre, casa-torre, torre colombara.
Interessanti sarebbero anche i riferimenti con le torri e le case torri della città dati i frquenti rapporti con l’ambiente rurale. È probabile che anche nel territorio urbano l’allevamento dei colombi fosse noto e praticato, utilizzando edifici con analogie architettoniche con le torri colombare.
Considerazioni sull’etimologia
Anche se comunemente denominate “torri colombare” (cosi anche in Valpolicella, o più semplicemente “colombare”), il significato prevalente e fondamentale, come emerge soprattutto dalle caratteristiche architettoniche, è sempre quello di “torre-torrione-torretta”, con funzionalità di: avvistamento, difesa, abitazione e deposito protetti e forse anche quella di prigione occasionale; difesa da banditismo locale, incursioni di predoni e razziatori di bestiame. L’etimo “colombare” fa comunque specifico riferimento alla funzione di ospitare permanentemente (di solito nella parte più alta, la “colombara” vera e propria) i colombi, che rappresentavano una preziosa quanto economica riserva alimentare (i colombi vivevano allo stato semibrado), con possibilità anche di utilizzo del loro guano come concime ed anche con eventuali funzioni di allarme, data la particolare sensibilità, in occasione di sorprese di estranei. Alcuni statuti comunali comminavano pene severissime a chi danneggiava le colombare e portava comunque danno ai colombi. 
Considerazioni topografiche
In considerazione della ubicazione nelle zone della Valpolicella bassa, media o alta incontriamo caratteristiche architettoniche diverse, sia in rapporto ad una più facile reperibilità dei materiali specifici da costruzione, sia con riferimento alle prevalenti funzioni delle torri colombare: più comprensibili si presentano ad esempio quelle originarie di avvistamento e di difesa nelle zona alta e media: nella zona bassa, invece, appare più spontaneo e frequente l’inserimento nel “complesso di Villa”, con funzioni prevalenti di prestigio (“la simbologia del potere è riassunta nella torre”) ed utilizzazioni collegate ad attività agricole.

Le funzioni di avvistamento e difensive richiedono infatti generalmente una ubicazione dominante, così da rendere possibile il controllo delle strade. Si può pensare anche alla possibilità di collegamenti a vista fra le torri colombare di determinate zone (ad esempio: nella Valle di Negrar), utilizzando segnalazioni con fumate od altri mezzi ottici.
Suggestiva ci appare la constatazione per cui noi assistiamo, sempre nelle stesse località od adiacenza, nel succedersi delle varie epoche, alla comparsa di toponimi che passano da “Castellum” a “Castello” per arrivare infine all’attuale torre colombara (o più comunemente “colombare”) nelle sue varie tipologie: o rimanendo come isolata, o costituendo il nucleo di aggregazione di costruzioni successive, con il sorgere in alcuni casi del complesso “a corte chiusa”.
Caratteristiche architettoniche di massima
In buona parte dei casi le torri colombare hanno caratteri architettonici abbastanza analoghi. La pianta è generalmente quadrata, talvolta rettangolare, raramente rotonda.
Lo sviluppo è solitamente verticale “a torre” su due, tre o quattro piani sovrapposti, con un solo vano per piano.
La struttura muraria è molto solida, che richiama l’idea del “fortilizio” con abbondante impiego di pietra (“a faccia vista” nelle zone più alte, con intonacatura nelle zone medie e basse).
I muri di grosso spessore, con spigoli rinforzanti da pietre angolari e spesso terminanti verso la base “a scarpa”, alla sommità della quale troviamo spesso una cornice a toro di pietra, con originaria funzione “antiscalata”.
Il tetto soggetto a frequenti successive modificazioni, anche con sovrastrutture. A quattro spioventi (Castello di Prun), a due spioventi (corte Bersàni) talvolta ad uno solo. Il manto di copertura veniva relizzato in coppi, con coppi associati a “lastre” di pietra al contorno di gronda, con sole “lastre” di pietra. A volte era presente un pinnacolo alla convergenza dei quattro spioventi,  un eventuale abbaiono per l’ispezione e comignoli spesso aggiunti successivamente.

Colombara in contada Castello