La pietra di Prun

 

L’intero settore occidentale dei Lessini medi e bassi, dalla flessura del Corno D’Aquilio escluso al Montindon, dal Vajo della Marciora alla Val D’Adige, è interessato dall’affioramento della scaglia rossa veneta, commercialmente denominata pietra di Prun o più comunemente lastame.

Tale materiale lapideo ha la caratteristica, nella Valpolicella e nei Lessini Occidentali, di presentare parte della sua potenza divisa in strati, separati l’uno dall’altro da un velo di argilla che ne rende particolarmente facile l’estrazione. La buona resistenza al gelo e agli agenti atmosferici ne ha consigliato l’uso sin dai tempi più remoti. Sin dall’età del Ferro la pietra di Prun viene utilizzata nell costruzione dei castellieri sulle dorsali Lessiniche: il muro di cinta del villaggio, i muri perimetrali, i pavimenti ed i tetti delle capanne, tutto era costituito in lastre, de lastis. Tale uso continua dagli edifici civili dell’alta Lessinia, agli insediamenti di Prun e Fane di età Romanica; al complesso insediativo situato nel secolo XIII attorno alla chiesa di S. Paolo di Prun, ai più tardi, manon meno suggestivi, centri di Cerna, Vaggimal e Giare, tutti nel territorio dell’antico comune di Prun.

La prima menzione di cava di pietra risale al 1204 ed è relativa al territorio di Capavo, presso Torbe. Già nel trecento, per l’intensificarsi dei traffici e dei commerci, il mercato della pietra di Prun conosce un crescente sviluppo. Nel quattrocento e nel cinquecento, col diffondersi dell’arte rinascimentale e di una acuta e crescente sensibilità per l’eleganza della dimora signorile, lo sfruttamento ed il commercio del materiale lapideo della zona conoscono un sempre maggiore sviluppo. Negrar, fiorente centro di scambi in strettissimo rapporto con il centro cittadino, viene sviluppandosi anche come mercato del lastame sia pure in posizione subordinata rispetto a Sant'Ambrogio.

Sul fianco orientale del monte Noroni si aprono molte cave in galleria ed alcune a cielo aperto. Si tratta di cave in cui è possibile individuare particolari livelli rocciosi della scaglia rossa veneta, noti localmente con il nome di pietra di Prun o lastame.

Essi presentano uno spessore di circa 7/8 metri e risultano formati da settanta strati, di cui solamente 67 coltivabili.

Questo complesso di calcari marnosi rosso-biancastri, nodulari, è caratterizzato da un sottile velo di argilla che delimita i singoli strati e ne facilita il distacco. Ai vari strati i cavatori hanno dato il nome in base alle caratteristiche tecniche positive e negative come mejon, lòa, alla pigmentazione come biancon, rossòn, lòa rossa, allo spessore come lastina, all’uso prevalente come seciàr, alla loro posizione come mesèta de banco, pelòsa de fondo, mesèta de fondo, corso ultimo ed inoltre alla facilità di estrazione come zentil, rabiòsa.

Lo spessore dei vari strati varia da un minimo di 2,5 cm per il grondin de la sotomesèta ad un massimo di circa 30 cm per il mejon de simo.

 

N

NOME DELLO STRATO

Spessore in cm

N

NOME DELLO STRATO

Spessore in cm

1

Stelar de la Loa rossa

6

38

Biancon

14

2

Loa rossa

20

39

Bianconsel

14

3

Grondin de la Loa bianca

4

40

Lastra del biancon

14

4

Grondin de la Loa bianca

4

41

Seciar

10

5

Loa bianca

15

42

Lastra del seciar

10

6

Stelar rosso

6

43

Lastra del seciar

10

7

Stelar rosso

5

44

Stelar de la stopegna

4

8

Stelar rosso

5

45

Stelar de la stopegna

5

9

Stelar de Simo

5

46

Stelar de la stopegna

6

10

Biancheta

9

47

Stelar de la stopegna

6

11

Stelar soto la biancheta

6

48

Stelar de la stopegna

5

12

Lastina del mejon

7

49

Stelar de la stopegna

5

13

Mejon de simo

25

50

Stelar de la stopegna

5

14

Mejonsel

11

51

Stochegna

10

15

Stelar del marseto

7

52

Rosson

12

16

Stelar del marseto

6

53

Rossetta

10

17

Marseto

9

54

Lastra da coerti

7

18

Meseta del dopion

13

55

Lastra da coerti

7

19

Lastina del dopion

6

56

Pelosa

12

20

Stelar del dopion

6

57

Sembala

10

21

Lastra bastarda

9

58

Biancheta

8

22

Lastra bastarda

10

59

Rabiosa

8

23

Stelar del pel

5

60

Quadreto

19

24

Stelar del pel

5

61

Gentil

8

25

Lastra grisa

11

62

Meseta de fondo

16

26

Stelar de la lastra grisa

8

63

Grondin de la sotomeseta

4

27

Lastra de l’ara

10

64

Grondin de la sotomeseta

6

28

Soto ara

9

65

Grondin de la sotomeseta

6

29

Rosson

13

66

Grondin de la sotomeseta

4

30

Lastra del scorso

13

67

Seciaron

27

31

Stelar del biancon

6

68

Pelosa de fondo

13

32

Stelar del biancon

7

69

Corso del pel

22

33

Stelar del biancon

7

70

Lastra del mesal

10

34

Grondin

5

71

Mesal

35

35

Lastra del grondin

11

72

Pelon

20

36

Stelar del biancon

6

73

Corso ultimo

18

37

Stelar del biancon

10

 

 

 

 

L’escavazione della pietra di Prun veniva un tempo effettuata generalmente mediante l’apertura di gallerie sul fianco del rilievo montuoso. All’inizio si operava manualmente intaccando ed esportando gli strati poco consistenti, le lòe. A questo punto una volta aperto il fronte, la cava era pronta per la coltivazione. Si iniziavano quindi a staccare i vari strati dall’alto verso il basso utilizzando cunei e punte, che venivano impiantati lungo i giunti di stratificazione con un mazzuolo. Prima di procedere al distacco degli strati, si eseguivano alcuni intagli, detti scavetti, lunghi da 4 a 7 metri, la cui profondità era in funzione dello spessore dello strato che si doveva estrarre.

Con il procedere dell’escavazione si formava più di una galleria per cui si rendeva necessario sostenere la volta mediante colonne naturali che venivano lasciate in posto con l’approfondimento dello scavo. All’interno delle cave, sia in galleria che a cielo aperto si possono facilmente individuare faglie di tipo compressivo e distensivo ed inoltre modesti fenomeni carsici che hanno in vario modo disturbato l’estrazione del lastame. (Zorzin, 1991)

(…) L’antica industria è andata sempre più sviluppandosi nel corso dei secoli. Col passare da generazione a generazione il mestiere del cavatore dello scalpellino hanno originato vere dinastie di valenti artigiani (…) (Silvestri, 1983).

 

 

 

Planimetria Cave Ponzeio - Famiglia Zanoni